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	<title>Una carta d&#039;identità per la Rai</title>
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		<title>La nuova &#8220;Carta d&#8217;identità&#8221; della Rai &#8211; Cerimonia al Quirinale</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2015 10:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 24 settembre 2015 si è svolta, nel Salone delle Feste del Palazzo del Quirinale, la giornata conclusiva del concorso &#8220;Una nuova carta d&#8217;identità per la Rai&#8221; promosso dalle associazioni Articolo 21 ed Eurovisioni in collaborazione con il Ministero dell&#8217;Istruzione e l&#8217;European Broadcasting Union (EBU). Il concorso ha impegnato migliaia di studenti di diverse regioni nel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 24 settembre 2015 si è svolta, nel Salone delle Feste del Palazzo del Quirinale, la giornata conclusiva del concorso &#8220;Una nuova carta d&#8217;identità per la Rai&#8221; promosso dalle associazioni Articolo 21 ed Eurovisioni in collaborazione con il Ministero dell&#8217;Istruzione e l&#8217;European Broadcasting Union (EBU).<br />
Il concorso ha impegnato migliaia di studenti di diverse regioni nel definire i compiti che la Rai dovrà perseguire nei prossimi dieci anni. Gli elaborati che hanno ottenuto i maggiori consensi dalla giuria, presieduta dal Senatore Sergio Zavoli, sono stati consegnati al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.</p>
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		<title>I.S. Falcone Gallarate: RAI, Missione possibile</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2015 10:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<title>ISIS Sciascia Fermi per la nuova Carta d&#8217;Identità della RAI</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 16:53:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<title></title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2015 09:16:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Per riscrivere la carta d’identità della Rai]]></category>

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		<description><![CDATA[A partire dal 6 maggio 2016 il Servizio pubblico radiotelevisivo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Consultazione pubblica per riscrivere la carta d&#8217;identità della Rai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>6 maggio 2013 &#8211; 6 maggio 2016</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Nota introduttiva</strong></p>
<p>A partire dal 6 maggio 2016 il Servizio pubblico radiotelevisivo, affidato in esclusiva alla Rai dalla Legge 177/2005, dovrà essere regolato da una nuova Convenzione. Iniziare a discuterne tre anni prima potrebbe, a prima vista, apparire prematuro; tuttavia, se il confronto sul futuro della Rai dovesse aprirsi a ridosso di quella data, la ridefinizione della sua &#8220;mission&#8221; e la sua nuova configurazione sarebbero inevitabilmente condizionate dall&#8217;attuale assetto istituzionale, legislativo e organizzativo.</p>
<p>La televisione pubblica è considerata un tratto distintivo del modello sociale europeo e, in effetti, la Rai ha svolto per molti decenni, un ruolo rilevante nell&#8217;unificazione della lingua, nella lotta all&#8217;analfabetismo, nell&#8217;acculturazione di grandi masse,</p>
<p>nella formazione della classe media, nel rafforzare il senso dell&#8217;identità nazionale. Con la Riforma del 1975 la Rai conobbe un periodo di reale indipendenza che consentì non solo un&#8217;informazione coraggiosa e non conformista ma anche un vero pluralismo: un pluralismo che non si identificava con le casacche di partito, ma con la straordinaria varietà di culture, valori, tendenze e interessi che animano la società civile. In quegli anni, per la prima volta, i protagonisti e le vittime del &#8220;mondo della vita&#8221; presero sistematicamente la parola nella programmazione del servizio pubblico. Tuttavia, a partire dalla metà degli anni Ottanta, incalzata dalla concorrenza della Tv commerciale e mortificata nella sua autonomia dall&#8217;incontenibile intrusione dei partiti, la televisione pubblica ha progressivamente snaturato la sua missione fino a smarrire, negli ultimi dieci anni, la sua stessa ragion d&#8217;essere. La realtà sociale, nella pluralità delle sue articolazioni e differenze, è progressivamente &#8211; e inesorabilmente &#8211; scomparsa dalla programmazione; l&#8217;imperversare dei talk show ha inverato l&#8217;aforisma nichilista secondo cui &#8220;non esistono fatti ma solo interpretazioni&#8221;; l&#8217;asserzione: &#8220;l&#8217;obiettività non esiste&#8221; si è imposta come un dogma legittimando come &#8220;necessarie&#8221; faziosità e lottizzazioni; i <em>reality </em>(sic!) hanno alimentato una telecultura ludica, mediocre e volgare.</p>
<p>Per contrastare questa egemonia sottoculturale, la Rai avrebbe dovuto preservare la sua funzione pubblica ideando programmi innovativi e intelligenti, colti e al tempo stesso popolari, piuttosto che scimmiottare (mi riferisco alle fasce di grande ascolto) un modello di televisione fondato su un unico criterio di qualità, quello determinato dal numero dei telespettatori; a prescindere, quindi, dai contenuti e dal loro valore culturale e civile.</p>
<p><strong>L&#8217;iter da seguire per una nuova Convenzione</strong></p>
<p>Di fronte a una crisi strutturale che ha radici lontane, e nel contesto di una rivoluzione epocale nel campo dei media, si rende pertanto necessaria una riflessione che investa l&#8217;idea stessa di servizio pubblico, le ragioni della sua legittimità, la definizione del suo perimetro nello spazio del discorso pubblico, il diritto a un&#8217;esistenza non residuale improntata alla qualità e all&#8217;innovazione in cui l&#8217;audience resti pur sempre un&#8217;ambizione ma non più un&#8217;ossessione.</p>
<p>Si tratta, in pratica, di rifondare la Rai garantendole un quadro istituzionale che ne preservi l&#8217;indipendenza e un assetto organizzativo multimediale agile, decentrato e tecnologicamente avanzato che le consenta di assolvere con efficacia la sua missione. Non un&#8217;intrusione nell&#8217;autonomia organizzativa dell&#8217;azienda come tutte le leggi hanno tentato di fare ma, per l&#8217;appunto, una “nuova carta d&#8217;identità”.</p>
<p>Questa necessità è confermata dal modo con cui si sta predisponendo il nuovo contratto di servizio triennale (2013-2015). Ci si può interrogare sull&#8217;utilità dei &#8220;contratti di servizio&#8221; che, spesso, hanno rappresentato un indebito strumento di pressione dei Governi nei confronti dei vertici aziendali ma, intanto, questo atto così importante per il servizio pubblico non può essere confinato in ambiti ristretti e specialistici come gli uffici ministeriali, il CdA della RAI e la Commissione Parlamentare di Vigilanza.</p>
<p>Per questi motivi Articolo 21, la Fondazione Di Vittorio e Eurovisioni hanno aperto una discussione sul contratto di servizio, del quale circolano bozze &#8211; non si sa quanto attendibili &#8211; che non convincono nel merito e che soprattutto non guardano al futuro: una prima occasione per affermare un metodo nuovo, partecipato e trasparente per discutere del futuro della RAI avviando, allo stesso tempo, un&#8217;ampia consultazione sul rinnovo della Convenzione che coinvolga, in primo luogo la scuola, le università, le associazioni culturali, i dirigenti e i dipendenti della Rai, ma anche le forze intellettuali più vivaci dell&#8217;industria audiovisiva e dell&#8217;editoria (produttori, sindacati, autori, giornalisti, ecc.). Con questa iniziativa intendiamo trasformare un semplice atto amministrativo in una riflessione collegiale sui nuovi diritti di cittadinanza, sulle modalità di diffusione della cultura e dell&#8217;informazione, sullo sviluppo dell&#8217;industria della comunicazione del nostro paese.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La conoscenza come bene comune</strong></p>
<p>La cultura e la conoscenza sono gli unici beni dell’umanità che, se divisi fra tutti, piuttosto che svalutarsi, aumentano di valore. La peculiarità di queste &#8220;merci&#8221; pretende un&#8217;eccezione: la presenza di uno spazio pubblico della conoscenza e della comunicazione avulso, per quanto possibile, da un&#8217;economia di mercato sempre più incline a imporre le sue regole in tutte le pieghe della società civile fino a mutarla in una &#8220;società di mercato&#8221;.</p>
<p>Il contesto entro il quale prenderà corpo la nuova Convenzione non avrà nulla a che fare con l&#8217;angusto oligopolio televisivo degli ultimi trent&#8217;anni ma con i nuovi confini tracciati dalla &#8220;rete che avvolge tutto il mondo&#8221;: un territorio popolato da oltre due miliardi di cittadini, espressione di una straordinaria &#8220;intelligenza collettiva&#8221; ma già stabilmente presidiato dai grandi network della comunicazione globale che dispongono di tecnologie proprietarie e chiuse che, di fatto, plasmano valori e comportamenti, modalità di produzione e circolazione delle informazioni, modelli di consumo culturale. La legittimazione democratica del futuro servizio pubblico starà nella sua capacità di farsi promotore di ecosistemi tecnologici aperti e competitivi che garantiscano a tutti i cittadini, e agli abbonati in particolare, la visione e l&#8217;utilizzo a fini non commerciali, di tutto il prezioso patrimonio di programmi e inchieste liberi da diritti presenti nelle teche Rai (1945 &#8211; 1975) contestualmente alla possibilità di accedere e &#8220;navigare&#8221;, liberamente e gratuitamente, nello spazio globale della comunicazione apportando il loro contributo di creatività, di testimonianza e di giudizio nel rispetto dei principi espressi dall&#8217;Articolo 21 della Costituzione.</p>
<p><strong>Centralità del servizio pubblico</strong></p>
<p>L&#8217;universo dei media è orientato verso un sistema distributivo multi-piattaforma nel quale i contenuti sono fruibili contestualmente su diversi dispositivi. In confronto, il sistema distributivo italiano è fortemente arretrato, sbilanciato in favore delle reti televisive terrestri. La nuova Rai dovrà, pertanto, farsi promotore di un sistema più equilibrato, fondato su un mix di digitale terrestre, satellite e banda larga, e su un modello produttivo &#8220;total digital&#8221; al pari dei maggiori servizi pubblici europei. Sarebbe, in questo senso, opportuno affiancare ai tradizionali compiti del servizio pubblico &#8211; educare, informare, intrattenere &#8211; anche quello di garantire la &#8220;connessione&#8221;. Nell’attuale fase recessiva di contrazione delle risorse pubblicitarie e dei consumi, l’industria audiovisiva italiana registra una contrazione dei fatturati e cedimenti sul piano occupazionale &#8211; per ora prevalentemente nell’indotto &#8211; nei grandi gruppi televisivi. Il rinnovamento della Rai dev&#8217;essere, pertanto, inquadrato in un piano di politica industriale che affidi al servizio pubblico un ruolo propulsivo e centrale nell&#8217;opera di ammodernamento e di recupero di competitività del sistema pubblico-privato, investendo in percorsi di innovazione e operando scelte di lungo termine che il mercato non sarebbe in grado di sostenere. Ad esempio potrebbe implementare la sua rete di trasmissione e diffusione con quei dispositivi che consentono a tutti l&#8217;accesso wireless alle reti di telecomunicazione a banda larga: una scelta strategica che aiuterebbe la crescita e l&#8217;occupazione, favorirebbe l&#8217;alfabetizzazione informatica di persone e aziende offrendo, al tempo stesso, l&#8217;accesso gratuito alla rete. Più in generale, la Rai dovrebbe migliorare sensibilmente la qualità delle sue &#8220;prestazioni&#8221; sia in termini di contenuti che di servizi anche perché la lotta all&#8217;evasione del canone passa anche attraverso il recupero della credibilità perduta oltre che al recupero dell&#8217;evasione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La dimensione sovranazionale</strong></p>
<p>Le televisioni, pubbliche e private, hanno rappresentato, per oltre mezzo secolo, un tratto distintivo del carattere e dell&#8217;identità di un paese contribuendo non poco, a rafforzare i profili nazionali. La mondializzazione ha travolto questa dimensione &#8220;protezionista&#8221;. Pertanto, il servizio pubblico dovrà operare per difendere e ricostituire una filiera produttiva integrata nel nuovo contesto globale prestando particolare attenzione ai produttori indipendenti dell&#8217;audiovisivo, all’industria cinematografica e discografica, alle start-up tecnologiche; una filiera che abbia, peraltro, un retroterra coerente composto di circuiti di finanziamento, network di ricerca, strutture di formazione professionale e così via.</p>
<p>Tutti i paesi europei, esclusa la Rai, hanno un canale <em>all news </em>visibile all&#8217;estero, una nutrita rete di corrispondenti e un sito web in inglese o in più lingue, (quello della BBC è consultabile in ben 27 lingue). Oltre 60 milioni di persone di discendenza italiana (un’altra Italia della stessa dimensione numerica o addirittura ancora più grande) guardano a noi e ci chiedono cose specifiche come l&#8217;apprendimento della lingua e della cultura italiana e la valorizzazione dell’immagine del nostro paese all’estero: espressioni, queste, di un nuovo bisogno di identità che concorrerebbe, oltretutto, a promuovere gli interessi commerciali italiani nel mondo. Pertanto, sarebbe opportuno investire sulle risorse aziendali disponibili e da tempo &#8220;congelate&#8221; come Rai World, Rai Med, l&#8217;accordo per la diffusione in Cina di un canale Rai in cinese, ecc. Inoltre, una strategia di esportazione dell’audiovisivo di qualità da parte del servizio pubblico consentirebbe di acquisire dall’esterno del sistema risorse per finanziare il prodotto (e renderlo, quindi, più competitivo rispetto alla concorrenza internazionale). Contestualmente, promuoverebbe la diffusione della cultura italiana all&#8217;estero e le sue innervazioni nel tessuto imprenditoriale (turismo d&#8217;arte, agroalimentare, design, moda, manifatturiero, ecc.). Questi obiettivi possono essere perseguiti anche con iniziative che consolidino gli interscambi e le alleanze con gli altri servizi pubblici europei assicurandosi, in primis, che gli organismi comunitari (EBU) sanciscano inequivocabilmente che la copertura di servizio pubblico sia riservata anche per il futuro alla Rai nella sua generalità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il modello organizzativo</strong></p>
<p>Dal 1975, tutti i mutamenti avvenuti nell’organizzazione aziendale si sono distinti per estemporaneità e improvvisazione generando una sorta di <em>stratificazione geologica </em>in cui pezzi di azienda si sono venuti sovrapponendo ad altri in maniera del tutto accidentale e incoerente. È, ad esempio, stupefacente, per la sua incongruità, l’organizzazione dell’azienda per mezzi di comunicazione: radio, televisione, internet, televideo, editoria, dvd, ecc. Non si comprende, infatti, perché un’impresa che produce contenuti, debba essere organizzata per <em>media </em>e non per <em>generi </em>(fiction, informazione, sport, intrattenimento, cultura, education, ecc). L’organizzazione “per <em>media” </em>incide negativamente soprattutto sulla qualità dei contenuti. Infatti, dalla <em>diaspora dei generi </em>conseguono strutture ideative e produttive dotate di risorse economiche e professionali limitate a causa del target ristretto cui si rivolgono i loro prodotti, strettamente monomediali e nazionali. Tra le tante strutture costrette a navigare a vista, le più obsolete e, soprattutto, le più autarchiche, sono le reti televisive, strutture ideative e produttive assolutamente inadeguate a competere con aziende multinazionali altamente specializzate nei programmi d&#8217;intrattenimento e culturali. La creazione di nuovi format richiede grandi investimenti e creatività: le reti, a causa del loro limitato peso specifico, non possono far altro che acquistarli – piuttosto che idearli e produrli – con la conseguenza di omologare sempre più l’offerta di servizio pubblico a quella delle Tv commerciali. Ad esempio, l&#8217;attuale ripartizione in reti e testate risale ai tempi del &#8220;compromesso storico&#8221;. Quel modello, per quanto politicamente corretto in regime di monopolio, era già allora penalizzante in quanto favoriva la formazione di tanti piccoli “feudi” autarchici e in concorrenza tra loro. La conseguenza di questo arcipelago editoriale e produttivo è che da decenni, nella Rai, vi è la tendenza di tutti a fare tutto, contro tutti.</p>
<p>La Rai è la più importante industria culturale del paese e la sua <em>mission </em>ha un’alta valenza etica e politica. Pertanto, la sua trasformazione da “ministero” in impresa efficiente e moderna richiede una cultura politica – e non soltanto tecnica – dell’organizzazione: un compito che non può essere delegato a società specializzate in ingegneria aziendale che ragionano solo in termini di astratta efficienza, a prescindere dalla natura intrinseca del prodotto e dalla mission istituzionale dell&#8217;azienda. Il ridisegno della Rai pretende, pertanto, una cultura editoriale dell&#8217;organizzazione, una cultura che implichi anche una certa <em>immaginazione burocratica, </em>un requisito indispensabile per liberare la creatività dagli attuali vincoli &#8220;ministeriali&#8221; e restituire alla Rai prestigio, competitività e aderenza alla sua funzione di servizio pubblico.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il decentramento regionale </strong></p>
<p>Il decentramento della Rai sui nuovi media è un problema tanto rilevante quanto irrisolto. Nonostante sia un compito precipuo del servizio pubblico e un&#8217;opportunità (la Rai è l&#8217;unica emittente nazionale in gradi di presidiare l&#8217;informazione e la programmazione regionale), il decentramento ideativo e produttivo non è mai decollato fino a costituire un onere piuttosto che una risorsa. L’offerta Rai di programmi e servizi a livello locale – se si escludono i notiziari regionali – è deludente, salvo rare e positive eccezioni, sul piano qualitativo e modestissima in termini quantitativi prima di tutto per l&#8217;assenza di canali regionali di serviziopubblico &#8211; peraltro già previsti. Il tema del decentramento è stato spesso affrontato in termini localistici e folcloristici alimentando una visione regressiva e autoreferenziale di comunità regionali ripiegate su se stesse (tipici i tagli di nastri delle autorità, le sagre, la cultura del tombolo, ecc.) E&#8217; mancata, insomma, un’informazione locale proiettata all’esterno, destinata a far conoscere ad un pubblico nazionale e internazionale gli aspetti più dinamici e innovativi delle regioni italiane soprattutto in campo imprenditoriale.</p>
<p>Inoltre, le Regioni e gli Enti locali non hanno alcuna possibilità di contribuire con proposte proprie alla definizione della programmazione delle sedi regionali della Rai. Né si può sostenere che i <em>Comitati regionali per i servizi radiotelevisivi, </em>previsti dalla riforma del 1975, abbiano mai svolto un ruolo significativo. Oltretutto, la legge prevede espressamente i Contratti di servizio regionali che potrebbero dar luogo alla nascita di canali (terrestri e satellitari) e portali Web Rai- Regioni con finanziamenti locali oppure con fondi europei dalle Regioni a Obiettivo 1, che operino nell&#8217;ambito della governance e del progetto editoriale della Rai.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Una nuova carta d&#8217;identità</strong></p>
<p>Con queste note introduttive, elaborate da un gruppo di lavoro coordinato da Articolo 21, si apre la consultazione per il rinnovo della Convenzione tra la Rai e lo Stato: una riflessione di merito sul valore costituzionale del servizio pubblico e sulla sua missione; ma, prima ancora, un&#8217;indicazione di un metodo che consenta di delineare la fisionomia della Rai del futuro attraverso la più ampia partecipazione di cittadini, studenti, associazioni culturali, sindacati e istituzioni: una nuova &#8220;carta d&#8217;identità&#8221; che definisca, in termini chiari e distinti, i suoi compiti e i valori ai quali ispirare la sua programmazione. Insomma, qualcosa di analogo, anche nella forma, a un articolo della Carta costituzionale oppure, se si preferisce, alle poche righe che definiscono la mission della BBC. In tal modo, come in un teorema, sarà finalmente possibile dedurre, coerentemente con le finalità dichiarate nella &#8220;carta d&#8217;identità&#8221;, l&#8217;assetto legislativo, la governance, la struttura organizzativa e l&#8217;offerta di programmi e servizi che la Rai dovrà fornire ai suoi utenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il </strong><strong>concorso </strong></p>
<p>In particolare, abbiamo inteso coinvolgere nella consultazione le nuove generazioni. Per questo abbiamo indetto tra gli studenti un &#8220;concorso&#8221; che premi la migliore definizione, in non più di mille caratteri, della nuova carta dei valori della Rai. Il concorso è realizzato con il patrocinio dell&#8217;European Broadcasting Union (EBU), la collaborazione del Ministero dell&#8217;Istruzione e di numerose associazioni culturali, sindacali e di categoria che hanno condiviso il progetto. Una giuria composta da autorevoli personalità del mondo della cultura, del cinema e dei mass media, presieduta da Sergio Zavoli, premierà la migliore definizione di &#8220;mission&#8221; per consegnarla nelle mani del Capo dello Stato, del Presidente della Commissione Parlamentare, dei vertici aziendali della Rai. La &#8220;carta d&#8217;identità&#8221;, frutto di questa capillare consultazione, sarà la bussola che orienterà la stesura della nuova convenzione indicando anche quali vincoli legislativi e statutari debbano essere preventivamente rimossi per garantire finalmente alla Rai una reale indipendenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>6 maggio 2013</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Intervento di Silvia Costa Presidente della Cultura</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2014 11:55:26 +0000</pubDate>
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		<title>Intervento da Bruxelles del Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo Silvia Costa in occasione dell&#8217;incontro del 10 ottobre a Villa Medici con gli studenti dei licei romani che partecipano al concorso &#8220;Una nuova carta d&#8217;identità per la Rai&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2014 17:37:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervento da Bruxelles del Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo Silvia Costa in occasione dell&#8217;incontro del 10 ottobre a Villa Medici con gli studenti dei licei romani che partecipano al concorso &#8220;Una nuova carta d&#8217;identità per la Rai&#8221;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://youtu.be/a8EK1w37FUA">Intervento da Bruxelles del Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo Silvia Costa in occasione dell&#8217;incontro del 10 ottobre a Villa Medici con gli studenti dei licei romani che partecipano al concorso &#8220;Una nuova carta d&#8217;identità per la Rai&#8221;</a></p>
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		<title>Circolare del Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Università e della Ricerca ai dirigenti scolastici</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2014 11:57:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Materiali]]></category>
		<category><![CDATA[Mission delle Tv pubbliche europee]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.cartadidentitarai.it/wp-content/uploads/2014/11/cartaidentita.pdf"><br />
<img class="alignnone size-medium wp-image-422" src="http://www.cartadidentitarai.it/wp-content/uploads/2014/11/cartaidentita.jpg" alt="Una carta d'identità per la RAI" width="212" height="300" /><br />
</a></p>
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		<title>Cenni sulla storia del servizio pubblico</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 10:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Materiali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concetto di servizio pubblico nel mondo Il concetto di servizio pubblico radiotelevisivo è un’invenzione europea, nata nel Vecchio Continente intorno alla seconda guerra mondiale come reazione all’uso a fini di propaganda bellica della radio e del cinema da parte dei regimi totalitari del Ventesimo secolo. Esso si distingue dalla radio televisione di Stato (che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il concetto di servizio pubblico nel mondo</strong></p>
<p>Il concetto di servizio pubblico radiotelevisivo è un’invenzione europea, nata nel Vecchio Continente intorno alla seconda guerra mondiale come reazione all’uso a fini di propaganda bellica della radio e del cinema da parte dei regimi totalitari del Ventesimo secolo.</p>
<p>Esso si distingue dalla radio televisione di Stato (che è il modello in cui radio e tv sono i portavoce del governo), dalla radio e tv commerciale (che è il modello in cui azionisti privati perseguono il profitto vendendo tempo di attenzione degli ascoltatori e dei telespettatori agli inserzionisti pubblicitari), dalla tv a pagamento (che è il modello in cui azionisti privati perseguono il profitto offrendo ai loro clienti i programmi che questi ultimi gradiscono di più vedere).</p>
<p>Dall’Europa –dove esistono servizi pubblici radio e/o televisivi in tutti e 48 gli stati del Consiglio d’Europa -­‐ questo modello si è diffuso in altri paesi a forte impronta europea, come Australia, Canada ed India (paesi a dominazione inglese) o il Giappone e la Corea.</p>
<p>Una variante diversa del Servizio pubblico è quella adottata negli Stati Uniti, dove PBS (la tv pubblica) e la NPR (la radio pubblica), esistono ma sono assai diverse da tutti gli altri servizi esistenti nel mondo.</p>
<p>Preso atto della sua enorme capacità di impatto e di mobilitazione delle masse, Lord Reith, fondatore della BBC, ne codificò i principi nel primo statuto dell’emittente inglese, che sono diventati poi il punto di riferimento degli statuti adottati volontariamente dalle radiotelevisioni pubbliche del mondo, oppure imposti nei trattati di pace alle nazioni uscite sconfitte dalle guerre: Germania e Giappone in primis, ma anche Corea, dopo la fine della guerra civile.</p>
<p>Secondo quanto scriveva Lord Reith negli anni Trenta il servizio pubblico radiofonico doveva avere una caratteristica fondamentale : essere indipendente dal governo in carica e finanziato principalmente dai cittadini; oltre che perseguire tre missioni fondamentali: informare, educare, divertire il suo pubblico.</p>
<p>Quasi novant&#8217;anni dopo queste sono ancora oggi le caratteristiche principali che contraddistinguono il servizio pubblico. Informare, educare e divertire restano i principi ispiratori della programmazione propria del servizio pubblico. Informare con le news ed i talk show; educare con i documentari ed i programmi culturali, divertire con la fiction, i film, lo sport ed i varietà di qualità.</p>
<p>Quel che è cambiato è che altre missioni si sono aggiunte alle tre originali, non tutte egualmente condivise globalmente, ma magari dettate da specifiche esigenze nazionali. Fra le più diffuse, ad esempio, la missione della coesione sociale (cioè di tenere insieme le diverse fasce della popolazione: ricchi e poveri, maggioranze e minoranze anche linguistiche, vecchi e giovani, laureati e analfabeti&#8230;), quella del pluralismo dell’informazione e di dare spazio alle voci rappresentative della società; quella dell’innovazione tecnologica (cioè sperimentare tecnologie innovative di produzione e distribuzione, prima che esse diventino economicamente sostenibili : alta definizione, trasmissione da satellite, ecc); quella del sostegno alla lingua ed alla produzione culturale del paese e/o della comunità di riferimento (con le orchestre nazionali, l’investimento in produzione culturale nazionale, la promozione della letteratura, della musica e del cinema nazionale); quella del sostegno alle fasce più deboli della popolazione (programmi per i consumatori, servizi per i disabili, ecc.); la promozione della lingua, della cultura e dell’immagine del paese all’estero o – per i paesi di emigrazione -­‐ un servizio radiotelevisivo per i cittadini residenti all’estero.</p>
<p>Questa diversità delle missioni in base ai paesi è stata sancita dall’Unione Europea che, nei suoi Trattati costitutivi ha incluso il principio che ogni paese è libero di regolamentare il proprio servizio pubblico come crede e di finanziarlo nei modi più appropriati in base al contesto nazionale.</p>
<p>La Commissione Europea vigila sul rispetto di questi impegni in maniera indiretta (trattandosi di materia di competenza nazionale) ed ha chiesto che ogni paese si doti di un’autorità indipendente di controllo (che si frapponga fra governo/parlamento e servizio pubblico, per ridurre il rischio di interferenze), e che le missioni di servizio pubblico nazionali vengano definite in appositi “contratti” vincolanti fra stato e servizio pubblico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una nota, infine, sulla variante del modello del Servizio Pubblico esistente negli Stati Uniti. Essa differisce sostanzialmente dal modello prevalente nel mondo sotto due profili:</p>
<p>1. Il finanziamento, che non è pubblico (pochissimi fondi dallo stato), né viene dai cittadini (il canone non esiste), è fornito essenzialmente dalle donazioni di imprese e di privati, che sono deducibili dalle tasse. Il principio di fondo è che TV e radio pubbliche debbano colmare l’insufficienza di programmi culturali sulle reti commerciali (intervenire quindi su un caso di “market failure”) determinata dalla loro scarsa appetibilità per gli inserzionisti pubblicitari.</p>
<p>2. Di conseguenza la programmazione non ha l’obbligo di rivolgersi a tutti i cittadini, ma solo alla fascia più colta della popolazione, quella appunto che non trova i programmi di suo gradimento sulle reti TV generaliste commerciali o su quelle a pagamento.</p>
<p>Una tv pubblica per pochi, insomma, che infatti raggiunge non più del 2-­‐3% della popolazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Mission dei principali servizi pubblici europei</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 09:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Materiali]]></category>

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		<description><![CDATA[Sguardo su alcune missioni di servizio pubblico nei principali paesi europei FRANCIA FINANZIAMENTO E RETI La missione del servizio pubblico radiotelevisivo è svolta da una serie di società separate: France Télévisions per la tv generalista; Radiofrance per la radio; ARTE il canale franco tedesco culturale, AEF – Audiovisuel Exterieur de France (che raggruppa tutti i [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sguardo<strong> su alcune missioni di servizio pubblico nei principali paesi europei</strong></p>
<p><strong>FRANCIA</strong></p>
<p>FINANZIAMENTO E RETI</p>
<p>La missione del servizio pubblico radiotelevisivo è svolta da una serie di società separate: France Télévisions per la tv generalista; Radiofrance per la radio; ARTE il canale franco tedesco culturale, AEF – Audiovisuel Exterieur de France (che raggruppa tutti i canali rivolti all’estero: TV5 monde, France 24, RFI), INA per gli archivi. Tutte sono finanziate dal canone radiotelevisivo (vedasi <em>tabella riepilogativa)1, </em>con la sola eccezione di France Télévisions che ha mantenuto anche degli spazi pubblicitari nel day time (fino alle 19) dopo la cancellazione per legge della pubblicità decisa dal governo Sarkozy nel 2010. Il canone si paga in maniera automatica collegato alla “taxe d’habitation”, l’equivalente della tassa sui servizi che il governo italiano si appresta ad introdurre in sostituzione dell’IMU.</p>
<p>1 Il canone 2011 in Francia era di 123 euro</p>
<p>3</p>
<p>MISSIONE DI SERVIZIO PUBBLICO</p>
<p>Gli obiettivi della missione sono determinati, per France Télévisions, dal “Cahier de charges”, che viene attualizzato regolarmente (l’ultima versione è del 2012). Ecco la frase principale che riassume gli scopi del servizio pubblico francese:</p>
<p>“La tv di servizio pubblico ha per vocazione di costituire la referenza in materia di qualità e di innovazione dei programmi, di rispetto dei diritti dei cittadini, del pluralismo e del dibattito democratico, di coesione sociale e di cittadinanza, oltre che di promozione della lingua francese. Inoltre deve promuovere i grandi valori comuni alla società francese e fornire l’esempio in materia di lotta alle discriminazioni e rappresentazione della diversità della società francese. A questo proposito si impegna, nella sua produzione, a svolgere un azione forte e coerente volta a migliorare la presenza di questa diversità su tutti i canali ed i servizi svolti”2.</p>
<p>CONTENUTI DELLA PROGRAMMAZIONE</p>
<p>Il Cahier des charges menziona esplicitamente che FTV deve offrire ai suoi telespettatori:</p>
<ul>
<li>-­‐  Programmi culturali</li>
<li>-­‐  Programmi musicali</li>
<li>-­‐  Spettacolo dal vivo</li>
<li>-­‐  Programmi educativi, didattici e di educazione civica</li>
<li>-­‐  Programmi sportivi</li>
<li>-­‐  Creazione audiovisiva e cinematografica</li>
<li>-­‐  Cinema</li>
<li>-­‐  Fiction audiovisuelle</li>
<li>-­‐  Documentari</li>
<li>-­‐  Programmi per i minori</li>
<li>-­‐  Programmi sull’Europa</li>
<li>-­‐  Media literacy</li>
<li>-­‐  Programmi religiosi</li>
<li>-­‐  Programmi di varietà</li>
</ul>
<p>2 Pag 3 Préambule -­‐ Cahier des charges de la Société Nationale de programme France Télévision (vers 2012)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>SVEZIA </strong></p>
<p>FINANZIAMENTO E RETI</p>
<p>Il finanziamento è interamente originato dal canone3. Non c’è pubblicità sulle reti svedesi (cosi come in tutte quelle del Nord Europa). Una riforma del canone è attualmente in discussione, per trasformarlo da tassa sul possesso degli apparecchi di ricezione in tassa di scopo per sostenere la produzione di media nazionali. Il servizio pubblico è assicurato da tre società: SVT (la televisione), SR (la radio), UR (radio tv educativa).</p>
<p>MISSIONE DI SERVIZIO PUBBLICO</p>
<p>Il servizio pubblico svedese deve raggiungere e servire i bisogni di tutta la popolazione. A questo fine deve attrezzarsi per essere disponibile sulle piattaforme piu rappresentative. Il nuovo contratto tiene però a precisare che l’offerta deve essere fornita ai cittadini senza il pagamento di altri oneri oltre al canone di base.</p>
<p>Viene anche stabilito di rafforzare l’offerta educativa usando le nuove piattaforme e viene ricordata l’importanza dell’indipendenza e della trasparenza nell’informazione.</p>
<p>CONTENUTI DELLA PROGRAMMAZIONE</p>
<p>Oltre a informazione, educazione ed intrattenimento, il nuovo contratto di servizio in corso di approvazione prima della fine dell’anno 2013 prevede che l’offerta di programmi rifletta la nuova realtà del paese, non solo da un punto di vista geografico, ma anche le trasformazioni in atto dal punto del multiculturalismo e della plurietnicità. Le società del servizio pubblico devono mantenere una stretta attenzione a garantire e promuovere principi di eguaglianza e diversità fra tutti i cittadini.</p>
<p>A questo fine il nuovo contratto di servizio prevede l’ampliamento dell’offerta di programmi nelle lingue delle minoranze, oltre che per i disabili. Particolarmente interessante che si chiede di ampliare l’offerta alle nuove lingue dell’immigrazione.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>GRAN BRETAGNA </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FINANZIAMENTO E RETI</p>
<p>Il finanziamento della BBC è interamente pubblico attraverso un canone (vedasi <em>tabella riepilogativa), </em>pagato dai cittadini4. Questo finanziamento serve a pagare il servizio domestico, oltre che BBC worldservice. Quest’ultimo –presente in 120 paesi-­‐ è</p>
<p>3 Il canone 2011 in Svezia era di 231 euro. 4 Nel 2011 il canone BBC era di 171,8 EUR</p>
<p>5</p>
<p>autorizzato anche a raccogliere pubblicità e sponsorizzazioni, per far fronte alla cancellazione dei contributi pubblici definitiva dal 2015.</p>
<p>MISSIONE DI SERVIZIO PUBBLICO</p>
<p>La missione della BBC è stata ridefinita nella nuova Royal Charter (una via di mezzo fra la concessione e il contratto di servizio), firmata nel 2006 e in vigore nel periodo 2007-­‐ 2016.</p>
<p>In questo documento sono state stabilite le seguenti nuove priorità per il periodo di riferimento:</p>
<ul>
<li>-­‐  Accesso ai media in qualsiasi luogo e su qualsiasi supporto</li>
<li>-­‐  Mantenere il servizio pubblico rilevante anche per il pubblico giovanile (quello</li>
</ul>
<p>meno abituato alla Tv ed alla radio tradizionali)</p>
<ul>
<li>-­‐  Lanciare un servizio regolare in Alta definizione</li>
<li>-­‐  Lanciare un motore di ricerca proprio della BBC per i contenuti audiovisivi</li>
<li>-­‐  Organizzare il passaggio della radio alla tecnologia digitale ed al multimedia</li>
<li>-­‐  Misurare il valore di servizio pubblico fornito dalla BBC ai cittadini, specialmente in occasione del lancio di nuovi servizi (Public Value test)</li>
<li>-­‐  Promuovere la conoscenza e l’immagine del paese nel mondo (attraverso il BBC world service)</li>
</ul>
<p>Infine il governo ha anche richiesto alla BBC di assumere un ruolo di leadership nella transizione del paese e dei cittadini verso la completa digitalizzazione del paese. In esecuzione di questo compito BBC ha lanciato nel decennio.</p>
<p>CONTENUTI DELLA PROGRAMMAZIONE</p>
<p>I tre capisaldi della missione fissati da Lord Reith (informazione, educazione, intrattenimento) sono tutti confermati. Ma la Royal Charter del 2007 impone alla BBC di declinare questi tre “must” nell’area digitale, visto l’avanzamento della convergenza fra media tradizionali e internet.</p>
<p>Un attenzione particolare viene riservata alla copertura di notizie e ed alla produzione di contenuti locali, che coprano le realtà del territorio. Un impegno speciale è inoltre richiesto per ridurre il numero delle repliche di programmi sulle reti tradizionali, per aumentare al massimo le nuove produzioni.</p>
<p>Una nuova missione è quella di creare e lanciare nuovi eventi “nazionali”, che siano cioè capaci di federare i cittadini inglesi e rafforzare il sentimento di identità. Una missione resa ancora più urgente dalla crescente multiculturalità e plurietnicità del paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LINK DI APPROFONDIMENTO </strong></p>
<p>sulla francia: Ecco qui : il press release, il testo completo, la sintesi essenziale, il riepilogo del ultimo emendamento.</p>
<p>http://proxy-­‐pubminefi.diffusion.finances.gouv.fr/pub/document/18/11876.pdf http://www.assemblee-­‐nationale.fr/13/rap-­‐info/i3789.asp http://archive.dgmic.culture.gouv.fr/article.php3?id_article=1743 http://www.francetelevisions.fr/actualite_spip/spip.php?article2440</p>
<p>sulla Gran Bretagna :</p>
<p>http://www.eurovisioni.it/index.php?option=com_jdownloads&amp;Itemid=124&amp;view=finis h&amp;cid=85&amp;catid=11&amp;lang=it</p>
<p>&nbsp;</p>
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